venerdì 12, 2009

Posizionamento nei Motori di Ricerca

Con il termine posizionamento s’intende l’acquisizione di visibilità tra i risultati dei motori di ricerca. Più specificamente, è l’operazione attraverso la quale il sito viene ottimizzato per comparire nei risultati in una posizione il più possibile favorevole e rilevante.

Le pagine di risposta di una ricerca online ospitano sia risultati veri e propri sia inserzioni a pagamento. Quindi il posizionamento può essere di due tipi:

  • Posizionamento puro o naturale (dall’inglese organic placement), che si ottiene mediante azioni di ottimizzazione del sito e, se ben fatto, offre un ottimo ritorno sull’investimento;
  • Nel caso delle inserzioni a pagamento, il posizionamento è influenzato dalle leggi del marketing sui motori di ricerca (Search engine marketing), dove la visibilità è direttamente proporzionale alla spesa sostenuta.

Fa parte della strategia di posizionamento anche l’indicizzazione del sito sui motori di ricerca.

Alla fine degli anni Novanta, i primi motori di ricerca facevano riferimento alle parole chiave inserite dagli stessi creatori di siti web all’interno delle loro pagine, attraverso i tag META. In un mondo ideale questo approccio sarebbe stato abbastanza funzionale, ma ben presto i webmaster più furbi cominciarono ad inserire nelle loro pagine decine di parole chiave, rendendo di fatto nulla l’utilità di questo strumento (prevista, peraltro, nelle stesse specifiche di HTML).

Contemporaneamente, i motori di ricerca più diffusi (uno dei più utilizzati al tempo era Altavista) iniziarono a vendere le posizioni alte dei loro risultati di ricerca, mischiando, nella presentazione dei risultati, sia i siti “meritevoli”, cioè rispondenti ai criteri di ricerca dell’utente, sia siti clienti che avevano pagato il motore di ricerca per farsi trovare dagli utenti nelle prime pagine di risposta.

Questa situazione non certo limpida preparò il terreno per l’avvento di Google.

Per quanto riguarda la struttura HTML, è buona norma:

  • Inserire i contenuti importanti all’inizio del codice HTML;
  • Usare I tag HTML il più possibile attinenti alla struttura dei contenuti presentati (semantico) e verificare sempre che il codice delle pagine sia formalmente valido[1]. Può essere utile confrontarsi con le specifiche WCAG[2] per rendere i contenuti meglio “accessibili” anche per i crawler;
  • Differenziare opportunamente i titoli delle varie pagine di un sito, renderli chiari e coerenti con il contenuto della pagina: dovrebbero contenere le parole chiave di maggior peso;
  • Evitare di inviare informazioni incontrollate o inutili (potenzialmente dannose) tramite tag <meta>: i browser le ignorano, i crawler no[3];
  • Evitare l’utilizzo di JavaScript per gestire la navigazione, perché il crawler non interpreta gli script e non seguirà questi collegamenti. Usare invece collegamenti standard inserendo tag <a> con l’attributo <href>. I browser delle ultime generazioni non avranno problemi a gestire link contenenti sia un indirizzo in href che una chiamata a JavaScript in un gestore di evento onClick: se quest’ultima è ritenuta indispensabile, è possibile inserirla ed essa verrà eseguita prima del collegamento vero e proprio[senza fonte]. È importante ricordarsi di inserire comunque anche il collegamento tramite l’attributo href, a beneficio di browser non standard, browser accessibili, e crawler.

Riguardo alla gestione del server e degli URL, invece, è opportuno:

  • Possibilmente, scegliere anche l’URL della pagina in modo che contenga le parole chiave più probabili, ovvero che sia descrittivo e possibilmente somigliante al titolo della pagina stessa;
  • Evitare se possibile l’invio di parametri per un’eventuale applicazione lato server tramite l’inserimento di un’interrogazione (query) nell’URL della pagina, ossia la presenza di coppie parametro=valore dopo un punto di domanda, dopo l’indirizzo della pagina (http://www.sito.it/percorso/pagina?parametri=valori). Alcuni motori di ricerca scaricheranno e indicizzeranno solo la pagina base, senza tener conto della query;
    • inoltre, se l’interrogazione contiene informazioni specifiche sulla sessione (per esempio Session ID, che cambiano per ogni visitatore) nemmeno Google ottiene un URL univoco per la pagina, e può trarne le più disparate conclusioni negative. Per questo tipo di informazioni è opportuno usare i cookie[4];
  • Evitare l’utilizzo di redirect non HTTP (attraverso tag <meta http-equiv=”refresh”>), perché non è detto che il motore di ricerca li segua. È anche diffusa l’idea che la loro presenza possa penalizzare il ranking di una pagina[5]. Attuare invece ogni redirezione con una risposta HTTP di reindirizzamento (codici 3xx);
    • inoltre, ogni redirezione effettuata tramite tag <meta http-equiv=”refresh”> è contraria ai checkpoint 7.4 e 7.5 delle WCAG 1.0[2];
  • Evitare assolutamente di servire contenuti differenziati ai crawler (Cloaking) tentando di riconoscerne la stringa di User agent o l’IP del bot che scansiona le nostre pagine. È una pratica dannosa che espone al rischio concreto di cancellazione dagli indici dei motori;
  • Implementare i file robots.txt e sitemap.xml per indicare ai crawler dei motori di ricerca quali contenuti indicizzare e quali escludere dal processo di indicizzazione.

Fonte: Wikipedia


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